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Libere riflessioni dopo la lettura del libro di Simone Terreni

Ad un noioso incontro tecnico ho conosciuto Simone, imprenditore toscano e grande comunicatore. Diciamo che ci siamo trovati in sintonia ed è nata sia una collaborazione professionale che un sincero rapporto di amicizia.
Ecco che Simone, sempre attivo per promuovere la sua azienda con grande capacità, un bel giorno scrive un libro. E lavorando nel campo della comunicazione, guarda un po’, parla di come l’uomo ha sempre avuto il desiderio di comunicare, sempre più in fretta e sempre più lontano.
“Dai segnali di fumo ai Social” ecco il titolo di un libretto sottile sottile che si legge in un giorno ma che mi ha aiutato a riflettere e forse a capire meglio quanto stia accadendo nella nostra vita quotidiana.


Ecco che parte dal primo vero portatore di informazioni: Filippide. Hai necessità di comunicare con a disposizione solo i piedi e tanto fiato !. E così è stato per millenni, fino ai “tempi moderni”, dove un qualcosa di molto veloce (l’elettricità) ha sostituito gambe umane o equine.
E così si passa al telegrafo, “chi sa aspettare non è un perdente”, la prima frase trasmessa.
E innovazione italiana (anche se ci sono voluti anni per riconoscere a Meucci la paternità) ci porta al “telettrofono”, quella cosa che avete tutti sulla scrivania, si insomma, quella a forma di telefono.
Per finire, sempre con un italiano, Marconi, all’invenzione del wifi (ehm si ,cioè della radio)
E fin qui i nomi sono famosi, famosissimi.
E se citassi Tim Berners-Lee ?. Acqua, acqua ?. L’inventore del WEB. Sentire questo nome vi dà la stessa sensazione che provavano le persone quando sentivano Meucci o Marconi parecchi anni fa, prima che le loro invenzioni diventassero determinanti per la quotidianità.  E aggiungiamoci un bel “Dura Minga” in puro stile Calindri con tanto di Cynar.
Che dite, affiancare Zuckerberg (Facebook) e Brin e Page (Google) ai Meucci e Marconi è troppo ? No lo so. Sta di certo che la loro rivoluzione nel comunicare ha un impatto sicuramente paragonabile ai grandi nomi da toponomastica.
Abbiamo telegrafato (i nostri nonni, probabilmente), abbiamo ascoltato la radio, abbiamo telefonato ed ora è per noi normalità; abbiamo imparato anche ad usare bene questi strumenti (si dice pronto, ci si presenta, si chiedono informazioni in modo sintetico, lo si usa per comunicare più velocemente sapendo che dall’altra parte qualcuno potrebbe non poterci rispondere perché impegnato, e quindi richiameremo o lasceremo detto, oppure che dall’altra parte avremo una risposta immediata rispetto ad una richiesta scritta e spedita).
E’ ora di affrontare internet ed i social con lo stesso spirito. Lo strumento non è buono o cattivo, dipende dall’uso che ne facciamo. E più persone impareranno ad usare bene questi strumenti, più persone avranno l’opportunità di vivere meglio o di avvicinarsi all’unico vero scopo di tutti noi. Un poco di felicità.
Buona lettura se desiderate rilassarvi con il libro di Simone.

Foto: Simone ed il Suo Libro

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