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Non solo Calcoli e Progetti

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Riflessioni sulle sessioni formative al 63° Congresso Nazionale degli Ingegneri

Ho partecipato ad alcuni workshop durante il Congresso di Roma, e devo dire che la scelta degli argomenti merita una riflessione generale su quanto l’ambito comunicativo stia diventando strategico anche per la libera professione. Quindi, come dico da ingegnere del terzo settore, non si è parlato di cemento armato ma di argomenti molto meno “ingegneristici” e, a mio parere, di una importanza assoluta per l’obiettivo “io offro qualità” che tutti noi cerchiamo di raggiungere.

 

Vediamo quali argomenti sono stati trattati: Comunicazione Istituzionale, Public Speaking, Leadership, Team Building, Social Media. E cosa c’entra con gli ingegneri che sono stati costruiti per fare calcoli ? E Con gli altri professionisti ?

Si, comunicazione istituzionale e public speaking ci stanno, in fondo è abbastanza scontato il fatto che sapendo parlare e presentare bene probabilmente si può essere più chiari o convincenti, magari arrivando a vendere frigoriferi agli esquimesi, ma ritenere che i principi moderni di leadership, di teaming, e soprattutto l’idea di usare i social network in ambito business siano strategici per lo studio professionale non è poi così scontato.

Effettivamente, leadership, teaming, social sembrano concetti tanto lontani dalla nostra “abitudinarietà” proprio per la nostra abitudinarietà. Pensare che non vi siano altri modi di lavorare, o meglio di fare interazione durante il lavoro, rispetto alle nostre “tradizioni” organizzative e comportamentali, giuste, consolidate, “abbiamo sempre fatto così”, potrebbe invece essere il freno al miglioramento e il motivo per il quale gli argomenti dei workshop ci appaiono appartenere ad altri pianeti.

Insomma, forse pensando che si possa cambiare il modo di comunicare (social), il modo di coordinare (leadership), il modo di collaborare (team), affrontando questi argomenti con la propensione a mettersi in discussione, ad ascoltare ed analizzare esperienze e visioni altrui, potremmo migliorare, anche significativamente, il nostro ambito lavorativo.

Ad esempio, è bastato un gioco con quattordici partecipanti, tutti con l’obiettivo di attraversare un fiume trovando i sassi “invisibili”, per valorizzare le singole attitudini, i metodi personali di risoluzione, e si è spontaneamente identificato un leader perché ha dimostrato di avere le migliori capacità per la specifica necessità (nel nostro caso il metodo di memorizzazione dei passaggi). Un leader, non un capo, perché è stato guida esperta ma al proprio turno ha preteso la supervisione degli altri, riconoscendone il ruolo complementare. Pensate alla trasposizione di questo gioco ma soprattutto di questi risultati nel lavoro quotidiano. Efficienza e capacità di risolvere bene ed in fretta.

Foto: 3D Frog Frenzy - Anno 2000

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